L’arcivescovo di Fermo Rocco Pennacchio ha aperto il portone del palazzo della Curia per accogliere e incontrare i quattordici cresimandi adulti provenienti da tutta la diocesi, accompagnati dai rispettivi padrini e madrine, prima della celebrazione della Cresima in cattedrale avvenuta nella Solennità di Pentecoste ieri 24 maggio. L’incontro – coordinato dall’Ufficio Catechistico Diocesano – ha rappresentato un momento significativo in preparazione al sacramento della Confermazione e per ribadire l’attenzione pastorale della Chiesa sulla dimensione del catecumenato e sul completamento dell’iniziazione cristiana in età adulta.
Nella sua catechesi l’arcivescovo, partendo dal racconto di Pentecoste di Atti 2,1-11, e dopo aver tracciato le coordinate storiche e teologiche del brano, ha approfondito la dimensione ‘personale’ e ‘comunitaria’ dei sacramenti: «essi vengono conferiti a ognuno, individualmente, ma sempre nel contesto della comunità – ha spiecgato l’arcivescovo – e tale azione si sperimenta nella cresima dove agisce in maniera del tutto speciale lo Spirito Santo, il quale ‘conferma’ la persona nell’amore del Padre. Non va mai dimenticato – ha ricordato il vescovo – che lo Spirito è il vero protagonista di ogni sacramento e dell’agire della Chiesa». Quattro le domande da cui l’arcivescovo Rocco Pennacchio si è mosso per favorire la condivisione: «In quale esperienza della mia vita io incontro lo Spirito Santo? Come posso essere chiesa a partire da questo incontro con lo Spirito? In che modo sono capace di vivere e favorire l’unità e la comunione? Quale virtù posso mettere in circolo per favorire questa unità?».
A conclusione dell’incontro l’arcivescovo, partendo anche dalle risonanze condivise, ha sottolineato come «la consapevolezza di essere amati rappresenta l’identità del cristiano e a partire da ciò ogni sacramento va vissuto come un dono di Dio cui segue il ‘grazie’ dell’uomo». Un richiamo è stato riservato dall’arcivescovo anche alla figura dei catechisti e di coloro che sono chiamati a preparare ai sacramenti: «di fatto – ha affermato l’arcivescovo – l’uomo è chiamato a una libera e consapevole disponibilità, che si traduce in accoglienza del dono di amore gratuito che il Signore elargisce nel sacramento; mai si dovrebbero vivere le tappe sacramentali come una sorta di traguardi o di premi per coloro che hanno ‘capito tutto’ della vita e di Dio».










