Tre Comuni del cratere sismico raccontano la rinascita attraverso la cultura popolare in tre spettacoli che uniscono teatro, danza, musica e trasizioni. È il significato che attraversa «La terra che danza. Miti, riti, memorie del saltarello marchigiano», il progetto che unisce Servigliano, Comune capofila, Belmonte Piceno e Monsampietro Morico nell’ambito di Marchestorie 2026, con la direzione artistica di Paola Giorgi per Bottega Teatro Marche. Tre giornate, domenica 8 a Servigliano, venerdì 13 a Belmonte Piceno e venerdì 20 novembre a Monsampietro Morico, intrecceranno spettacoli, conversazioni, musica popolare e convivialità. Sono tre Comuni del cratere sismico, nei quali la ricostruzione riguarda gli edifici, ma anche le relazioni, i luoghi di incontro e la possibilità di riconoscersi come comunità. Il titolo del progetto racchiude questa tensione verso la rinascita: su una terra segnata dal terremoto, il ritmo del saltarello diventa espressione di una vitalità condivisa, un gesto che riunisce le persone e restituisce al patrimonio delle tradizioni una prospettiva di futuro.
“Servigliano, Belmonte Piceno e Monsampietro Morico partecipano da sei anni a Marchestorie e hanno sviluppato, insieme a Bottega Teatro Marche, un’intensa progettualità che ha contribuito alla valorizzazione culturale del territorio. – spiega la direttrice artistica Paola Giorgi – Un lavoro continuativo attraverso le storie dei luoghi, la creazione teatrale e il coinvolgimento delle comunità e dato spazio alle competenze di artisti, studiosi, Pro Loco e associazioni. «La terra che danza» intende fare della cultura una componente della rinascita dei paesi, capace di custodirne l’identità e aprirla a nuovi incontri. Il saltarello marchigiano sarà il filo del racconto. – prosegue la direttrice artistica – Nei suoi passi si ritrovano il lavoro e la festa, il corteggiamento e la sfida, il rapporto con la terra e le occasioni nelle quali le persone si incontravano. Attorno alla danza, il progetto mette in relazione ricerca storica e antropologica, immaginario dei Sibillini, teatro, canto popolare, costume e sapori locali”.
L’apertura è in programma domenica 8 novembre al teatro Ideale di Servigliano, alle 16.30, con l’inaugurazione e il saluto dei sindaci. Seguirà «Ricostruire i paesi, ritrovare le comunità. La forza delle tradizioni», conversazione con Guido Castelli, commissario alla ricostruzione condotta da Maurizio Socci. Un confronto che porta al centro il significato della ricostruzione nei territori colpiti dal sisma e il ruolo della cultura nel ricomporre il tessuto comunitario. Alle 18.00, l’«Aperitivo della tradizione», con degustazione a cura della Pro loco di Servigliano, accompagnerà il pubblico verso lo spettacolo delle 19.00, «Il salto delle fate. Nel tempo ed oltre cantando e danzando», con Cesare Catà, Paola Giorgi e la partecipazione straordinaria di Gastone Pietrucci e La Macina. La parola teatrale incontrerà il canto popolare e le leggende delle fate dei Sibillini, attraverso il patrimonio di ricerca e interpretazione di una delle esperienze più significative della tradizione musicale marchigiana.










