Elvira Bravi, nata a Falerone nel 1916 ha compiuto lo scorso 12 giugno la bellezza di 110 anni confermandosi la donna centenaria più longeva delle Marche. Elvira ha attraversato due guerre, una pandemia e i cambiamenti profondi del nostro Paese, restando sempre fedele alla sua identità semplice e laboriosa. Nata in una famiglia di mezzadri, seconda di tre sorelle, Elvira perde il padre a soli cinque anni, morto in un incidente agricolo. È la madre a crescere da sola le figlie, trasmettendo loro i valori del lavoro e della resilienza. Nel giorno del suo compleanno l’amministrazione comunale di Falerone ha festeggiato nonna Elvira per il soffio delle 110 candeline insieme ai suoi nipoti consegnandole una targa ricordo dalle mani del sindaco Armando Altini, la vicesindaca Pisana Liberati e la consigliera Maria Teresa Quintozzi.
Già a 10 anni, Elvira partecipa alla mietitura nei campi e durante l’inverno si dedica, con madre e sorelle, alla tessitura dei corredi per le ragazze del paese. Un’arte, quella della tessitura, che non era solo una tradizione, ma un vero mezzo di sussistenza: “Serviva per mantenersi in un periodo di grande povertà” Con il tempo, Elvira diventa esperta in questo campo, tanto da essere spesso invitata a tessere dal vivo durante la “Festa della ‘Nzegna”, storica rievocazione contadina di Falerone. Si sposa giovanissima e ha un figlio, Maurizio. Ma la guerra la colpisce ancora: il marito viene inviato in Libia e non farà più ritorno. Vedova a poco più di vent’anni, cresce da sola il figlio, sostenendolo con lavori nei campi, come collaboratrice domestica e cuoca presso la scuola del paese. Maurizio, grazie anche ai suoi sacrifici, riesce a diplomarsi in chimica a Fermo, ma viene stroncato da una malattia a soli 39 anni, lasciando due figlie piccole. Ancora una volta, Elvira non si arrende e continua a essere per loro un pilastro affettivo e morale. Rimane autosufficiente fino all’età di 100 anni, quando una caduta e la rottura del femore la costringono al ricovero. Durante la pandemia di Covid-19, viene colpita dal virus e resta 40 giorni in isolamento all’ospedale di Sant’Elpidio a Mare. Elvira supera anche questa prova e torna poi a vivere dapprima con il nipote, figlio della sorella e successivamente con la pronipote che ancora oggi si prende cura di lei.
Il segreto della sua longevità? Elvira lo dice con una punta d’orgoglio: “Una vita di stenti, un’alimentazione parsimoniosa e mai una medicina”. Nonostante i tanti dolori attraversati, non ha mai perso la forza d’animo e la capacità di prendersi cura degli altri. Oggi Elvira rappresenta non solo una memoria storica per Falerone, ma anche un simbolo silenzioso di una generazione che ha costruito il presente con le mani, con il cuore e con il coraggio.










