L’ U.S.A. SANTA CATERINA LANCIA L’ALLARME: PERICOLO DEL DOPING NEL CALCIO GIOVANILE
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L’ U.S.A. SANTA CATERINA LANCIA L’ALLARME: PERICOLO DEL DOPING NEL CALCIO GIOVANILE

Sala “verde” del Ricreatorio San Carlo di Fermo affollata di gente, con una buona presenza di giovani e giovanissimi, per l’incontro sul tema “il pericolo del doping nel calcio giovanile” che si è tenuto martedì 20 Marzo 2018.

Con questo incontro, organizzato dalla società calcistica “USA S. Caterina”, punto di riferimento nel panorama della offerta sportivo-giovanile e presenza storica nel calcio dilettantistico dal 1985, i dirigenti hanno voluto focalizzare l’attenzione su una problematica spesso sottovalutata.

Il relatore Dott. Cristian Piergentili, collaboratore sanitario della Fermana Calcio, ha evidenziato gli effetti che il doping può determinare.

Foto effettuate per 15 giorni consecutivi su un giovane atleta “dopato” hanno mostrato, da un lato la facilità con cui si ottengono determinati risultati, nel nostro caso quello di un corpo “scolpito” ed attraente , e dall’altro la velocità con cui si palesano i primi effetti collaterali irreversibili come, ad esempio, la perdita della capacità visiva. Come pure quelle di alcuni atleti famosi scattate a distanza di pochi mesi hanno evidenziato significative modifiche corporee accompagnate da preoccupanti stravolgimenti della fisionomia.

Per comprendere la portata del fenomeno nel nostro territorio è sufficiente ricordare il fatto di cronaca che nel 2012 ha portato all’arresto di un addetto alla farmaciaun magazziniere ed un infermiere dell’ospedale di Fermo nell’ambito di una indagine sulla sottrazione di medicinali dalla farmacia dell’ospedale e dalle dispense di reparto e nascosta attraverso la falsificazione dei documenti clinici e dei registri di consumo dei medicinali.  Le indagini evidenziarono la presenza nel territorio Fermano di un mercato clandestino di sostanze “dopanti” in risposta alla forte domanda proveniente soprattutto dal mondo sportivo dilettantistico e amatoriale. 

E’ di questi giorni la notizia dell’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del proprietario della società ciclistica dilettantistica “Altopack Eppela” di Lucca (Luca Franceschi), dell’ex direttore sportivo (Elso Frediani), del preparatore atletico (Michele Viola), del farmacista (Andrea Bianchi) e di altri 17 indagati, tra cui anche due genitori, nell’ambito delle indagini sulla morte improvvisa del giovane Linas Rumsas di 21 anni, avvenuta il 2 maggio 2017. A casa dei dirigenti sono state trovate sostanze proibite come Epo in microdosi, ormoni per la crescita e antidolorifici a base di oppiacei.

Ma la conferma che la fascia di età dei consumatori delle sostanze proibite si stia abbassando ci è data anche dalla sorprendente positività al Meterolone, un pericoloso anabolizzante, riscontrata su un ragazzino siciliano di 14 anni nel giugno 2017. La scoperta è stata fatta grazie ai risultati provenienti dai test che l’Organizzazione Nazionale Antidoping (Nado-Italia) aveva effettuato in occasione di una gara ciclistica riservata alla categoria esordienti.

Ma come si arriva al doping ?

Secondo un rapporto del ministero della salute, la ricerca di un “aiuto” per le prestazioni, non necessariamente vietato dalla legge (farmaci non vietati per doping, prodotti salutistici e omeopatici) è un fenomeno che riguarda i tre quarti degli atleti amatoriali. Soprattutto nel ciclismo, tra i frequentatori di palestre e tra i runners è particolarmente diffusa la cultura dell’integratore, non più confinato al momento post gara ma utilizzato durante la settimana con il chiaro intento di  migliorare la performance.  Si entra così inconsapevolmente nella mentalità doping.

Soprattutto nel mondo giovanile e amatoriale appare fondamentale la collaborazione tra dirigenti, allenatori, atleti, genitori e istituzioni nella individuazione delle migliori pratiche per il contrasto del fenomeno.

 

di Massimiliano Bartocci 

21 marzo 2018
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