La tragedia del Rigopiano: dalla speranza alla disperazione
Mondo Reportage

La tragedia del Rigopiano: dalla speranza alla disperazione

Il Rigopiano è oramai un ammasso di neve sporca, detriti e morte. E’ trascorsa una settimana dalla valanga e l’albergo da sogno, giorno dopo giorno, ora dopo ora,  assomiglia sempre più a una tomba.

Un frammento di speranza aveva permeato ogni cuore dopo l’annuncio dei primi sopravvissuti.  Io ero lì, a Penne, commossa e fiduciosa,  felice di poter raccogliere e raccontare questo spiraglio di luce in mezzo a tanta tragedia.

I primi sopravvissuti estratti, l’annuncio del ritrovamento dei bambini, tutti sani e salvi, il viaggio alla volta di Pescara, con la convinzione di poter dare, di poter raccontare, altre buone notizie.

Al pronto soccorso incontro la zia di Edoardo, una donna sicura e combattiva,  che mi appare, durante l’intervista, raggiante e fiduciosa come non mai. Il nipote, riferisce, è in salvo, già in ambulanza, “e i genitori del piccolo?” – le chiedo –  “anche loro” – risponde – “sono lì sotto ma li hanno trovati, stanno bene”.

Il suo annuncio e il suo sorriso danno un senso al mio lavoro in mezzo a quella tragedia, il piccolo Edo, sua madre Nadia e il padre Sebastiano sono salvi e potranno riabbracciarsi presto insieme ai due fratelli maggiori.

E invece no! Dopo una lunga,  estenuante attesa arriva l’ambulanza con a bordo il piccolo Edo, dei suoi genitori però non c’è traccia.  Mamma Nadia e papà Sebastiano non arriveranno più.

Un errore grave, imperdonabile, un errore che, purtroppo, si ripeterà ancora …..

Alla conferenza stampa indetta dai vertici ospedalieri nel tardo pomeriggio di venerdì, irrompono i parenti in attesa, urlando contro il personale medico. Sono stanchi, esasperati, si sono fatti forza l’un l’altro fino ad ora ma, adesso, questo non basta più:  non hanno notizie da ore e quelle che sono state date loro erano sbagliate. Il papà di Stefano Faniello aspettava il figlio, vivo, ma Stefano, proprio come Nadia e Sebastiano, non tornerà più.

Sabato pomeriggio, in mezzo a questo incessante marasma di informazioni, arriva il viceministro Filippo Bubbico, accompagnato da prefetto e questore. I parenti vengono riuniti tutti in una stanza, solo loro, niente stampa: è tempo di fare i conti con le proprie paure, è tempo di piangere i propri morti…. è tempo, finalmente, di comunicazioni ufficiali, e, si spera, di informazioni vere e accertate, come si sarebbe dovuto fare sin dall’inizio… Solo una domanda mi pongo: perchè aspettare tutto questo tempo prima di parlare con i parenti, perchè queste notizie errate e queste false speranze?

Da lì a poco arriva anche a noi la notizia: Nadia Acconciamessa è morta, è la terza vittima vittima accertata dell’Hotel Rigopiano… il piccolo Edo ha perso la mamma.

Sabato notte, dopo tre giorni in mezzo a fango e neve, lacrime e disperazione, inviano finalmente il cambio dalla sede centrale e la nostra troupe torna casa. Arrivo a Fermo, apro la porta del mio appartamento, appoggio la borsa, metto il telefono in carica e controllo le agenzie.. . due righe e scoppio in lacrime: il piccolo Edo è orfano, lui e i suoi fratelli, papà Sebastiano è morto.

di Laura Meda

25 gennaio 2017
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