Davide Rondoni a Fermo per l’ultima sua opera “La natura del bastardo”
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Davide Rondoni a Fermo per l’ultima sua opera “La natura del bastardo”

«La piccola dal viso dolcissimo guarda dai vetri del treno, non ha gambe né braccia ha sparse bruciature sotto i luminosi occhi color nocciola segni di misteriose glorie di insonnie, stupori dolorosi di sale operatorie. Viaggia con la sua mamma da sola parlano fitte, le rischia di cadere qualcosa dalle labbra, ridono, poi s’addormenta, vola…». È una delle tante poesie di Davide Rondoni che sabato 25 marzo sarà alla libreria Ubik di Fermo.

«Possiamo soltanto amare – scrive il poeta nell’ultimo suo libro La natura del bastardo – il resto non conta non funziona».

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Rondoni ama le Marche. Ogni anno risale i colli per partecipare a Parole della Montagna. Proprio a Smerillo aveva anticipato il suo ultimo lavoro. Realismo allo stato puro. Fatti quotidiani, piccoli, essenziali. Questo coglie il poeta bolognese. È la realtà guardata con occhi attenti a parlargli. È l’impatto-provocazione che essa determina (o dovrebbe determinare) sugli uomini.

Una poetica fortemente innovativa, è stato scritto. «Innovativa perché riesce a cogliere, dalla dimensione anche apparentemente banale dell’esistere e dalla normalità del linguaggio piano della comunicazione, gli strumenti e gli spunti per una riflessione implicita continua sulla dimensione umana…».

Rondoni scrive poesie riannodando un rapporto con la concretezza. Indicando, forse involontariamente, una strada per sanare una fenditura pericolosa: il distacco proprio dalla realtà. Se una crisi profonda scuote l’Occidente, gli uomini dell’Occidente – i giovani in specie – questa è la difficoltà del «rapporto con la realtà», come diceva in tempi non sospetti un’altra poetessa, la spagnola Maria Zambrano. Una «difficoltà – spiegava un altro spagnolo, il rettore dell’Università San Dámaso di Madrid Javier Prades – a riconoscere e abbracciare il reale così come ci appare, cioè carico di attrattiva in quanto manifestazione di un Fondamento che è dentro ogni cosa e a cui ogni cosa rimanda».

Quelli di Rondoni sono sguardi di poeta sulla quotidianità con vertiginosi slanci verticali: «Dio non è lontananza non trae tutto a sé in un micidiale snaturamento dice l’uomo che tossisce e fuma dietro la tenda nel bar gli occhi bruciando mare – sei tornato per me? – vorrei dire ma continua: veste il cardellino e non chiede , si sospende, di versare il sangue del bambino e io mi domando cosa lo rassicura, la voce si fa più roca intensa, pura come se vedesse, forse brilla una lacrima o è il fumo che arrossa la pupilla (vorrei dire: non tacere mai) il Verbo, sorride, viene dal profondo del cielo e della natura, stupisce i vivai di comete, le piogge bianche del sole e si fa carne, ama da morire, ha un volto un volto… imbastardisce pure lui… Poi lo vedo andare, resto nel mio fosso via in luci strane di insegne e  nubi sul viso – ma sorrido bello averti incontrato, tu quel Dio l’avevi in faccia, me l’hai lasciato addosso».

di Adolfo Leoni

 

23 marzo 2017
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