“Costruire la Pace, seminare la Speranza”, due incontri a teatro e nelle scuole di Fermo
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“Costruire la Pace, seminare la Speranza”, due incontri a teatro e nelle scuole di Fermo

“C’ è un sottile filo che lega tutto quanto sta accadendo in un mondo in fiamme. Dalle tragiche guerre in corso, fomentate dalle grandi potenze che vogliono difendere la propria influenza controllando materie prime, alle proteste di chi rimane sempre più penalizzato dalle conseguenze di questa progressiva disuguaglianza, sino alle azioni di nutriti gruppi di minorenni che devastano i centri delle grandi città con la rabbia di chi non si riconosce nel sistema. Una cultura della potenza che non riconosce nell’altro un valore originario, che si arrocca a tutela del proprio gruppo, della propria etnia o nazione, provocando ulteriore tensione e guerra. È una folle corsa verso l’abisso, in cui a fianco dei grandi poteri ci sono i rispettivi vassalli che cercano di ritagliarsi delle piccole utilità. Utilità veramente piccole, perché i costi delle guerre e degli scontri le pagano crudamente solo i popoli più indifesi e si incomincia anche ad intravedere la possibilità di uno scontro finale, apocalittico per tutti”. Sono queste le riflessioni del presidente della fondazione San Giacomo della Marca, Massimo Valentini in vista dei seconda edizione del percorso “Costruire la Pace, Seminare la Speranza”. Due incontri nelle scuole di Fermo che coinvolgeranno il territorio e uno spettacolo teatrale. Nel primo incontro del prossimo 21 novembre un padre palestinese e un padre israeliano, entrambi con un congiunto ucciso nella guerra in corso, dialogheranno condividendo il proprio dolore.

“La propaganda della guerra ha creato una cultura diffusa che riscontriamo nella vita sociale di tutti i giorni. Anche la politica segna la propria impotenza quando si arrocca in una autoreferenzialità mortale asservendosi al blocco di potenza di riferimento, brandendo controllo sociale e non sussidiarietà. In questo marasma, miracolosamente, continua a vivere la compassione di chi guarda l’altro come un valore assoluto, unico, che chiede di essere accolto. – anticipa così il tema  il presidente della Fondazione, Massimo Valentini –  Portiamo negli occhi la compassione di Papa Leone che nel pieno della malattia non abbandona gli ultimi di una città ucraina che la guerra contrapposta non considerava, sino a coinvolgere Putin e Zelensky per la loro tutela. Oppure la compassione di chi nelle scuole o nelle famiglie non ghettizza i turbolenti, ma li coinvolge in percorsi dove possono scoprire il vero valore di sé e dell’altro. Oppure chi negli ospedali o nelle aziende continua a testimoniare che tutti hanno una dignità, che tutti possono portare un contributo, che tutti abbiamo bisogno di aprirci all’altro chiunque esso sia”.  

25 Ottobre 2026