In occasione dell’8 Marzo, Giornata internazionale della donna, i dati sulla sicurezza sul lavoro nelle Marche raccontano una realtà che lascia poco spazio alle celebrazioni.
Nel 2025, secondo la rielaborazione dei dati Inail e Ciip (Consulta interassociativa italiana per la prevenzione) aggiornata a febbraio 2026, peggiorano diversi indicatori legati al lavoro femminile: crescono gli infortuni, aumentano le malattie professionali e raddoppiano i decessi. Le denunce di infortunio che coinvolgono lavoratrici nelle Marche sono state 5.827 nel 2025, in aumento dell’1,28% rispetto alle 5.753 registrate nel 2024. Un incremento contenuto ma significativo perché interrompe la fase di sostanziale stabilità degli ultimi anni. Ancora più preoccupante il dato sulle malattie professionali.
Le denunce femminili sono passate da 1.854 a 1.946 in un anno, con una crescita del 4,96%. La maggior parte dei casi riguarda patologie muscolo-scheletriche legate a movimenti ripetitivi, posture incongrue e carichi biomeccanici, condizioni diffuse in settori come manifatturiero, agroalimentare e sanità. A pesare è anche il rischio legato agli spostamenti casa-lavoro. Gli infortuni in itinere nelle Marche sono stati 1.515 nel 2025, in aumento del 3,9%, e le donne rappresentano quasi la metà dei casi. Un dato che riflette anche il cosiddetto “doppio carico” tra attività lavorativa e responsabilità familiari. Il bilancio più drammatico riguarda però le vittime. Nel 2025 nelle Marche quattro donne hanno perso la vita per cause legate al lavoro, il doppio rispetto alle due registrate nel 2024. Complessivamente le morti sul lavoro in regione sono passate da 22 a 31 in un anno.
“Questi numeri dimostrano che la sicurezza sul lavoro non è neutra”, commenta Guido Bianchini, past president del Cocopro Inail di Ascoli. “Per anni si è ignorato che ritmi produttivi, posture e carichi pesano in modo diverso sul corpo delle lavoratrici. – conclude – Non servono mimose, ma l’applicazione rigorosa dell’articolo 28 del decreto legislativo 81 del 2008, che impone di valutare i rischi anche considerando le differenze di genere”.










