Cammino la terra di Marca

Luoghi di energia e rigenerazione. Colline antiche querce (di Adolfo Leoni)

Luoghi di energia! Dove la terra sembra emanare una forza altrimenti introvabile. Qualcosa che sfugge alle misurazioni. Ma che entra nella psiche e nell’anima delle persone. Che si percepisce più con il corpo che con la mente.

Siamo sicuri che Osvaldo Licini: il grande pittore novecentesco, andasse a sedersi dinanzi alla chiesuola di San Liberato, sul cucuzzolo di un colle tra Monte Vidon Corrado, Montappone e Montegiorgio, solo per godere del paesaggio e immaginare amalassunte? O non percepisse invece, da quel punto che scopre l’intera Terra di Marca, qualcosa di molto più intenso a contatto diretto con suolo, cielo e vento?

Quercia

Quel che resta de “la cerqua de capità”

«La luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità, personificata in poche parole, amica di ogni cuore un poco stanco». Questo scriveva il pittore-poeta-sindaco «attratto – secondo Elena Pontiggia – dall’aspetto per così dire a-razionale, miracoloso e misterico, della religione».

Luoghi di energia, dunque. Come quello che si trova ad una svolta della strada tra Smerillo e Montefalcone. Mi è stato raccontato che una manager famoso, torna lì ogni volta che deve prendere una decisione importante. Sicuramente lo fa per il silenzio che favorisce la concentrazione. Ma non solo. Camminando quella strada è come se gli arrivasse una forza altra, impalpabile, avvolgente. Capace di schiarire il cervello.

Ci ho ripensato mettendo questo fatto in riferimento ad un altro. Protagonista stavolta è un ultranovantenne che abita tra Rapagnano e Magliano di Tenna. Nei pomeriggi di sole lo si può incontrare lungo la strada che un tempo portava alla «Cerqua de Capità», sopra contrada Santa Lucia di Montegiorgio dirimpetto a Fonte Cisterna. Sulla sommità c’era una quercia secolare che i piloti d’aereo avevano come punto di riferimento. Era stata anche il simbolo di un Movimento politico verde che aveva espresso sindaco Enrico Gentili, psicologo, psicoterapeuta e scrittore. Colpita da un fulmine, la quercia oggi non c’è più. Resta un fusto consumato, di circa tre metri. Illuminato di notte nella fantastica cornice dell’Officina del Sole di Lanfranco Beleggia.

Cer

La colline dell’Officina del Sole a Montegiorgio

L’anziano dice di venire spesso, tempo permettendo, perché è lì che respira un’aria particolare, che gli fa bene a testa e salute. Quel rimedio, e proprio in quel punto, gliel’aveva svelato e consigliato il prof. Flaminio Fidanza, celebre scienziato della nutrizione, docente all’Università di Perugia, originario di Magliano di Tenna. La strada comunale che lambisce il colle, ricca di querce, è impraticabile. Il Comune ha promesso di riattarla.

Sulle pendici di Fonte Cisterna sorgeva un monastero benedettino. Ora è un casale che ne fa intuire un po’ la forma.

Sulla strada del crinale che da Grottazzolina conduce a Belmonte Piceno, un’altra sorgente di energia è il monumento sepolcrale, anche in questo caso sul cucuzzolo di una collinetta che si affaccia sul fiume Tenna. Sono le «Morrecini»: massi nascosti dalle querce. C’è chi vi si arrampica per assorbirne la forza. Accanto all’arenaria, un giovane leggeva Machado: «Il mio cuore è desto, è desto. Né dorme né sogna, guarda, i limpidi occhi aperti, segnali lontani e ascolta a riva del gran silenzio». Soffi divini.

di Adolfo Leoni, Il Resto del Carlino, domenica 12 marzo 2017

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16 marzo 2017
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