Salute

Dieta mediterranea e certificazione halal. A Milazzo inizia un nuovo rapporto

Dieta Mediterranea e certificazione halal. È possibile, è stato dimostrato. «La Dieta, riconosciuta dall’Unesco nel 2010 come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, è un linguaggio aggregante: sanitario, storico, geografico, economico, ambientale, culturale. E lo è per ben tre Continenti che si affacciano sul Mediterraneo: Europa, Africa, Medio Oriente/Asia». Lo ha detto il presidente del Laboratorio Piceno della Dieta Mediterranea Lando Siliquini in un incontro a Milazzo il 12 gennaio scorso sul tema: «La Sicilia e l’internazionalizzazione verso i paesi arabi. La certificazione Halal». L’evento, che è stato organizzato dalla Camera di Cooperazione Italo Araba, in collaborazione con il Comune siciliano, è stato il primo appuntamento del roadshow che toccherà Veneto, Lombardia, Piemonte, Toscana e Marche, per poi girare nelle altre regioni e concludersi a Roma, come spiega il dr Mario Mancini, amandolese di nascita, presidente della CCIA.

All’incontro di Milazzo dove sono intervenuti numerosi imprenditori del food, Mancini ha spiegato gli scopi perseguiti dalla Camera di Cooperazione Italo Araba. Il mercato arabo è una grossa occasione per le imprese italiane. L’agroalimentare marchigiano potrà trovarne grande giovamento. Siliquini è stato di fatto il portavoce dei circa 50 piccoli/grandi produttori che sono la galassia del Laboratorio, ma in pratica di tutto il sistema agro-alimentare regionale. I grafici e le slides di Nino Zizzo, consulente internazionalizzazione Pmi ed Export manager, hanno dimostrato la crescita dei consumatori di cibo certificato halal, «aumentati del 7 per cento nel 2016 a fronte di un + 1 per cento del 2013». Il mercato dei paesi arabi cresce: dal 2004 al 2014 l’Arabia Saudita ha fatto registrare un +188%, gli Emirati Arabi Uniti +174%, il Qatar + 561, l’Iraq +552% . Necessaria però la certificazione Halal, che in arabo significa «lecito», secondo i dettami islamici. La garanzia arriva dalla collaborazione tra la CCIA e il Centro di Certificazione Halal Italiano Whad (World halal development), ente specializzato «nell’auditing halal di Aziende Alimentari, Zootecniche, Cosmetiche e Farmaceutiche» come ha precisato il suo presidente Annamaria Aisha Tiozzo. «Il marchio della Dieta Mediterranea, così tanto condiviso, – ha detto Siliquini – può permettere alle aziende italiane di recuperare un primato nell’export laddove la politica ha inspiegabilmente rinunciato. Ma i rapporti con i Paesi islamici passano attraverso l’imprescindibile conoscenza di norme giuridiche, civili e religiose, la mediazione costante da parte di organi ben strutturati, la rigorosa certificazione halal».

Il presidente Mancini, in queste ore in partenza per il Sudan, ha parlato di «fantastico abbinamento tra Dieta Mediterranea e sistema halal».

di Adolfo Leoni

27 gennaio 2017
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